Cina-Italia, la cooperazione non si ferma| Gianpaolo Bruno (Agenzia ICE Pechino) | Fare business in Cina significa affinare la conoscenza del mercato, ma anche curare le relazioni interpersonali e porre attenzione ai fattori culturali.

[vc_row][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]L’ICE– Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane è l’organismo attraverso cui il Governo favorisce il consolidamento e lo sviluppo economico-commerciale delle imprese italiane sui mercati esteri. Agisce, inoltre, quale soggetto incaricato di promuovere l’attrazione degli investimenti esteri in Italia. Con un’organizzazione dinamica motivata e moderna e una diffusa rete di uffici all’estero, l’ICE svolge attività di informazione, assistenza, consulenza, promozione e formazione alle piccole e medie imprese italiane. Grazie all’utilizzo dei più moderni strumenti di promozione e di comunicazione multicanale, agisce per affermare le eccellenze del Made in Italy nel mondo.

L’intervista è di Gianpaolo Bruno, Coordinatore degli Uffici Cina e Mongolia – Agenzia ICE Italian Trade & Investment Agency[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”9114″ img_size=”full” alignment=”center”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

Qual è stato l’impatto dell’emergenza Covid-19 nei scambi commerciali tra Italia e Cina e come si modificheranno nel periodo post emergenza?
Secondo i dati Istat, nel primo trimestre del 2020, le esportazioni italiane di merci in Cina hanno subito una flessione del -16,1%, mentre le importazioni dalla Cina hanno registrato una contrazione del -6,3%. I dati delle dogane cinesi registrano -9,2% di importazioni dall’Italia e una flessione del -18% per le esportazioni verso l’Italia. Allo stato attuale è ancora prematuro cercare di formulare previsioni circa l’evoluzione dell’interscambio bilaterale nei prossimi mesi. I nostri uffici in Cina recentemente hanno promosso un’indagine sul campo presso i principali importatori locali di prodotti made in Italy, ottenendo risultati contrastanti. Dei 268 rispondenti ad un questionario strutturato, il 55% prevede una riduzione delle importazioni dall’Italia, di cui il 50% per una quota compresa tra il 10 e il 30%, mentre il 45% prevede un incremento, di cui il 40% tra il 10% e il 30%. Sicuramente alcuni settori più di altri potrebbero subire un impatto sensibile, quali il comparto del lusso, le filiere della moda e del design ma anche l’agro-alimentare e la cosmetica, a causa del sensibile ridimensionamento della domanda associato al deteriorarsi del grado delle aspettative dei consumatori e alla conseguente riduzione dei livelli di spesa voluttuari e discrezionali. Altri settori potrebbero al contrario trarne vantaggio, quali, tra gli altri, la filiera medicale-farmaceutica, i prodotti per la salute e il benessere, i prodotti per l’igiene personale e della casa ma anche i prodotti agro-alimentari di qualità. Per quanto concerne il comparto dei beni strumentali, naturalmente è ancora prematuro valutare l’effetto di impatto della crisi epidemiologica sulla relativa domanda, essendo gli investimenti manifatturieri fisiologicamente associati ad orizzonti decisionali di lungo periodo, relativamente meno influenzati dalle fluttuazioni cicliche di breve periodo. Tuttavia, per quanto concerne la domanda di macchinari ed attrezzature dall’Italia, e dall’estero in generale, peraltro già caratterizzata da sensibile rallentamento negli ultimi due anni, destano forte preoccupazione gli effetti di disgregazione e ricomposizione delle catene globali di produzione e soprattutto la prevista drastica contrazione della domanda internazionale causata dalla drammatica recessione attesa nei tradizionali mercati di sbocco delle esportazioni cinesi. In tale contesto, alcuni comparti manifatturieri a forte domanda di beni strumentali, attrezzature e componenti importati, potrebbero subire ripercussioni molto sensibili, come, ad esempio, in particolare, l’automotive o il siderurgico, l’elettronica e l’elettrotecnica.

Il 2020 celebra anche il 50° anniversario dei rapporti diplomatici tra i due Paesi, quali sono secondo Lei gli elementi che possono aiutare alla ripartenza dei rapporti economici tra i due paesi?
Sicuramente la ricorrenza dell’anniversario rappresenta un’occasione per consolidare i rapporti politico-diplomatici bilaterali. Tuttavia, tale occasione, che purtroppo non è stata adeguatamente celebrata a causa dell’emergenza epidemiologica, deve porsi l’obiettivo di promuovere la costituzione di un solido partenariato ed una equilibrata crescita dell’interscambio di beni e servizi e del flusso di investimenti, favorendo una leale competizione tra le imprese foriera di benefici reciproci. In tale contesto, andrà, ad esempio, intensificata anche la collaborazione settoriale, dall’agro-alimentare alla manifattura intelligente, dall’ambiente all’alta tecnologia.

Quali sono i settori di maggiore appeal per questo periodo post emergenza secondo le previsioni? Come evolveranno la cooperazione bilaterale e il trasferimento tecnologico dopo il Covid 19?
Qui di seguito alcuni settori che potrebbero presentare interessanti opportunità nella fase di ripresa economica successiva all’emergenza sanitaria:
a) Beni di consumo: il ripristino delle dinamiche dei consumi interni, favorito dall’incremento del reddito disponibile e dagli sviluppi tecnologici associati ad internet e ai servizi di telefonia cellulare, il settore dei beni di consumo continuerà a rappresentare una fonte di potenziali opportunità per i settori del “buono, bello e ben fatto” tipici del modello di specializzazione internazionale dell’Italia (le cd. 3F – Food, Fashion, Furniture) per i quali esiste una già elevata immagine percepita da parte dei consumatori cinesi, ancorché’ finora concentrata prevalentemente nell’ambito delle realtà dei grandi marchi. Tuttavia, data la forte penetrazione dei nuovi canali di distribuzione al dettaglio, già preesistenti la pandemia ma in forte accelerazione quale immediata conseguenza, per poter riscuotere successo sul mercato cinese occorre necessariamente configurare strategie distributive omni-canale, con un sapiente mix tra distribuzione fisica e piattaforme e-commerce (O2O) ed un sistematico utilizzo di storytelling e contenuti esperienziali, anche attraverso il coinvolgimento di KOL (Key Opinion Leader). Con circa 855 milioni di persone quotidianamente connesse alla rete per informarsi, interagire ed effettuare acquisti, appare indispensabile dotarsi di una strategia digitale, selezionando attentamente i più appropriati canali social al fine di intercettare i prefissati target di mercato.
b) Prodotti della filiera farmaceutica, cosmetica e bio-medicale: si tratta di una tendenza crescente negli ultimi anni, associata alla maturata sensibilità di una larga parte di consumatori verso abitudini di vita sani e salutari, con conseguente enfasi sulla cura della persona ed attenzione alla tutela della salute, anche in considerazione del rapido processo di invecchiamento della popolazione.
c) Impianti ed attrezzature per la protezione ambientale ed impianti per le energie rinnovabili: in Cina l’inquinamento ha raggiunto un livello non più tollerabile e il consumo di energia per unità di prodotto risulta pari a due volte la media mondiale ed a quasi tre volte la media dei paesi sviluppati. Di conseguenza, la riduzione dell’inquinamento rappresenta un obiettivo prioritario del governo, insieme alla necessità di intraprendere un nuovo sviluppo sostenibile e di instaurare forme pervasive di economia circolare. L’obiettivo è quello di integrare la dimensione ecologica in ogni singolo aspetto dello sviluppo economico, politico, culturale e sociale della Cina con evidenti implicazioni per le opportunità di collaborazione economica per le imprese italiane specializzate in questi settori.
d) Veicoli elettrici: negli ultimi anni in Cina si sono concentrati forti investimenti sia pubblici che privati nello sviluppo di soluzioni di mobilità sostenibile ed esistono di conseguenza diversi spazi di mercato nell’ambito della filiera di forniture dei veicoli elettrici (New Energy Vehicles) in termini di servizi tecnici, macchinari ed attrezzature nonché associati componenti tecnologici.
e) Settori della New Economy: negli ultimi anni il modello di sviluppo economico cinese si sta profondamente trasformando ed il paese sta implementando una serie di riforme strutturali e promuovendo iniziative atte a sostenere una crescita maggiormente sostenibile ed a trasformare il paese da un’economia trainata dagli investimenti e dal settore manifatturiero ad una sempre più basata su consumi e servizi. In tale contesto, nella ricerca di nuove fonti di crescita, il governo ha stabilito una serie di linee guida e misure per sostenere lo sviluppo di selezionate industrie strategiche emergenti e servizi ad elevata tecnologia, al fine di agganciare i segmenti a monte delle catene globali del valore. I settori strategici emergenti che sono stati identificati riguardano l’industria dei macchinari avanzati e delle macchine a controllo numerico, la logistica e i sistemi avanzati di trasporto ferroviario, l’Information Technology di nuova generazione, le attrezzature aerospaziali ed aeronautiche e i nuovi materiali. L’obiettivo è di raggiungere il 15% del valore aggiunto nell’ambito di questi settori emergenti.
f) Tecnologie digitali per lo sviluppo delle Smart City: da diversi anni, a fronte delle crescenti pressioni associate ai rapidi processi di urbanizzazione ed industrializzazione con conseguenti problematiche di sostenibilità sociale ed ambientale, il governo cinese a livello centrale e locale ha varato una moltitudine di iniziative tese allo sviluppo di Smart City attraverso l’intenso sviluppo di tecnologie informatiche di nuova generazione, come Internet of Things (IoTs), Cloud Computing, big data, al fine di promuovere sistemi “intelligenti” di pianificazione urbana, costruzione, servizi. Con l’avvento della tecnologia 5G sviluppata dal colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei, i progetti di Smart City stanno sperimentando una sensibile accelerazione tale da catalizzare importanti opportunità nel settore della pianificazione urbana, dell’integrazione delle applicazioni tecnologiche (intelligenza artificiale, robotica, connettività, ecc.), dell’efficienza energetica e dei servizi sociali, per citarne solo alcuni.
g) Sviluppo infrastrutturale: si tratta del vasto spettro di opportunità associate ai grandi progetti infrastrutturali che il governo cinese sta implementando, anche con il supporto di un’ampia rete di collaborazioni internazionali, per quanto concerne soprattutto la Belt and Road Initiative, la nuova via della seta, che mira a moltiplicare i collegamenti tra Europa, Russia e Asia, dal Medio Oriente fino all’area del Pacifico, tramite una serie di importanti opere infrastrutturali che interesseranno tutti i paesi attraversati dalle due nuove rotte, una terrestre e una marittima. Agli obiettivi di politica estera del programma, si affiancano obiettivi di politica interna di riqualificazione e sviluppo delle aree rurali più arretrate nonché di una spinta alla cooperazione regionale. Oltre a consolidare ed espandere i rapporti commerciali, grazie alla costruzione di strade, ferrovie, porti e reti di comunicazione, il piano promuoverà lo sviluppo di nuove industrie, la cooperazione tra paesi in tema di energia e la creazione di centri internazionali di ricerca scientifica.
Altre iniziative di sviluppo di potenziale interesse per le imprese italiane sono la Greater Bay Area, il progetto di creazione di una delle più grandi aree economiche al mondo, integrando Hong Kong e Macao ed altre nove città del Sud della Cina lungo il delta del Fiume delle Perle, e lo Yangtze River Economic Belt che mira a creare un’altra immensa area integrata di sviluppo economico che rappresenta un quinto del territorio del paese e sta sperimentando i tassi più dinamici di sviluppo economico, lungo il percorso del principale fiume

Cosa direbbe oggi ad un’impresa che vuole guardare al mercato cinese?
Il mercato cinese è estremamente complesso per l’esistenza di numerose barriere all’entrata prevalentemente di natura non tariffaria e regolamentare ma anche di carattere culturale. Al fine di potersi proiettare con successo, occorre implementare accurate strategie di marketing e di posizionamento suffragate da attente analisi sulle caratteristiche di consumatori e imprese. L’errore che si è commesso in passato, quando la Cina si è aperta alla comunità economica internazionale con l’adesione alla WTO nel 2001, è stato quello di considerare indistintamente la popolazione cinese come un mercato potenziale, senza spesso ritenere che la Cina è un immenso continente, molto diversificato al proprio interno e caratterizzato da peculiari caratteristiche socio-economiche. Peraltro, di solito le iniziative di promozione si concentrano sulle ricche città costiere e delle zone a sud del paese, la realtà quindi è molto complessa, in quanto il forte dirigismo esistente, di retaggio leninista e confuciano, rende i consumatori cinesi alquanto impermeabili ai prodotti occidentali ed occorrono quindi attente strategie di segmentazione e posizionamento competitivo al fine di poter conquistare spazi di mercato. Di conseguenza, occorre affinare la conoscenza del mercato, della sua struttura e delle sue dinamiche, adeguare l’organizzazione e le risorse finanziarie per poterlo affrontare in maniera coerente, con investimenti, tempi e sforzi idonei. Per quanto concerne eventuali partner, è necessaria un’accurata due diligence prima di poter instaurare forme di collaborazione ed occorre sapere che il business in Cina è principalmente basato sulle relazioni interpersonali e di conseguenza è indispensabile mantenere buoni rapporti con i propri interlocutori, riponendo molta attenzione nei fattori culturali che influenzano fortemente il mondo degli affari.

Quali sono i servizi di supporto da parte di ICE?
L’Agenzia ICE, con i propri quattro uffici in Cina (Pechino, Shanghai, Canton e Hong Kong) offre un’ampia gamma di servizi a supporto delle strategie di internazionalizzazione delle imprese italiane, soprattutto piccole e medie. Ricordo che, per poter fornire un supporto alle nostre aziende nella difficile fase di emergenza che stanno affrontando, dal 1 aprile il nostro catalogo servizi è stato riformato e molti servizi che precedentemente prevedevano un corrispettivo ora vengono erogati a titolo gratuito a tutte le imprese con meno di 100 dipendenti, quindi la stragrande maggioranza della comunità imprenditoriale italiana. Si parte dai servizi informativi e di primo orientamento che consentono alle nostre aziende di poter affinare la propria conoscenza circa le caratteristiche del mercato, le sue dinamiche evolutive, le opportunità offerte e le modalità per operare con successo in termini di barriere all’entrata, regolamentazioni, ambiente competitivo, coerenti politiche di marketing mix. A latere esiste una ampia gamma di strumenti informativi che vengono pubblicati quali guide paese, statistiche di interscambio, ricerche di mercato, notizie quotidiane dal mercato, ecc. Si passa poi ai servizi di consulenza ed assistenza finalizzati a consentire alle imprese di impostare strategie di penetrazione, tra cui i servizi di scouting del mercato finalizzati all’identificazione di potenziali partner con cui poter instaurare relazioni di affari, informazioni riservate su controparti cinesi, organizzazione di eventi e manifestazioni, ecc. Infine, non meno importante, l’Agenzia realizza decine di iniziative promozionali collettive, inserite nel programma promozionale annuale coordinato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, quali fiere, missioni di operatori italiani in Cina, missioni di operatori cinesi in Italia, azioni presso la Grande Distribuzione, azioni presso le piattaforme e-commerce, campagne di degustazione, sfilate di moda, campagne di comunicazione, ecc, tutti strumenti molto importanti che consentono alle imprese italiane di presentare i propri prodotti sul mercato ed entrare in contatto con potenziali partner commerciali o di investimento.

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