Nicola Bellini (Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa)| La Cina va studiata senza preconcetti, non solo per la sua attuale potenza economica, ma anche per la sua straordinaria cultura e la sua storia

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La Scuola Superiore Sant’Anna è un istituto universitario pubblico a statuto speciale, che opera nel campo delle scienze applicate: Scienze economiche e manageriali, Scienze Giuridiche, Scienze Politiche, Scienze agrarie e biotecnologie vegetali, Scienze Mediche e Ingegneria Industriale e dell’Informazione. Grazie al suo carattere internazionale, alla formazione di eccellenza e alla comunità scientifica, la Scuola Superiore Sant’Anna si è affermata come punto di riferimento in Italia e all’estero. Nel 2007, ha inaugurato il Galileo Galilei Italian Institute nel presso la Chongqing University, che rappresenta oggi un punto di riferimento nel centro della Cina non solo per la diffusione della lingua e della cultura italiana, ma anche per la promozione degli scambi accademici e del trasferimento tecnologico.

L’intervista è di Nicola Bellini, Professore di Economia e Management presso l’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa

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La SSSA di Pisa promuove per la prima volta questa Seasonal School sulla Cina dal titolo “Issues on China: Innovation, Society and Culture” che costituisce una grande opportunità formativa. Quali sono gli obiettivi del corso e perché avete scelto di rivolgerla specificamente agli studenti universitari ancora in corso?

Si tratta di un’iniziativa che si inquadra in una scelta della Scuola di ampliare la propria offerta didattica, rivolgendosi a studenti universitari che abbiano le stesse caratteristiche di “eccellenza” che permettono l’accesso ai nostri programmi. E questo attraverso approfondimenti nei quali possiamo mettere in campo le competenze specifiche che ci derivano dai nostri temi di ricerca. Dopo quindici anni di lavoro con e sulla Cina crediamo di poter offrire prospettive di lettura della Cina contemporanea originali o almeno non scontate.

Come possiamo preparare al meglio le giovani generazioni alle sfide ed opportunità poste dalla Cina di oggi e di domani?

La Cina di oggi è un universo di straordinaria complessità rispetto al quale l’errore più grande che si può compiere è quello di proporre letture semplificate (che spesso sono anche strumentali) tra chi pensa che la Cina sia il modello da imitare e chi la vede come un nemico da contrastare. Noi crediamo che la Cina debba essere innanzitutto studiata, in modo approfondito e critico, senza preconcetti e certamente anche con grande rispetto, non solo per la sua attuale potenza economica o militare, ma anche per la sua straordinaria cultura e la sua storia. E ancora oggi esiste invece un deficit di conoscenza, senza la quale abbiamo solo opinioni in libertà, pericolosamente superficiali.

La politica di sviluppo della RPC si basa oggi su forti investimenti in materia di ricerca e sviluppo. Come sarà affrontata la parte della Seasonal School sul progresso scientifico della Cina e sul trasferimento tecnologico?

Mi ripeto: studiando quello che sta succedendo. Ad esempio, le sempre più complesse implicazioni internazionali (si pensi al caso Huawei) o le applicazioni che possono apparire sorprendenti (ad esempio, in un settore come il turismo). E’ d’altronde importante comprendere come la vera forza della ricerca e sviluppo cinese stia nella sua capacità di tradursi molto rapidamente in innovazione ed affrontare problemi molto concreti (a cominciare dai tanti problemi di un grande Paese come la Cina).

La Seasonal School è dedicata alla memoria dell’ex Console Generale d’Italia a Chongqing, Filippo Nicosia scomparso troppo precocemente. Come ricorda la figura di Nicosia, come sostenitore delle attività della Scuola Superiore Sant’Anna in Cina?

E’ quando si incontrano persone come il Console Nicosia che ci si rende conto quanto le individualità (con la loro cultura, il loro impegno e la loro creatività) possano fare la differenza. Io non l’ho mai percepito come un “sostenitore” ma come il più naturale degli “alleati” in questa missione di costruire ponti tra l’Italia e la Cina (ed in particolare un’area così particolare come Chongqing,  dove siamo presenti da più di un decennio col nostro Istituto Galilei). E’ stato per tutti una grande fonte di ispirazione.

Come sono cambiato da un punto di vista politico ed economico i rapporti di cooperazione internazionale tra Italia e Cina a seguito della pandemia e come l’avete integrato nel programma?

Certamente la pandemia ha pesato e pesa per molti aspetti, a cominciare da una certa crisi di fiducia nei confronti di un governo che ha gestito le prime fasi in modo molto poco trasparente. Ci sono settori che hanno subito conseguenze drammaticamente negative, come il turismo (di cui parleremo approfonditamente). Ma ci sono anche nuove opportunità di collaborazione che possono derivare da questa esperienza e dalle esigenze che ne sono emerse con più forza, a cominciare dal tema della sostenibilità.

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