Plinio Innocenzi (Università di Sassari) | La diplomazia scientifica è lo strumento migliore per tenere aperto il dialogo, conoscersi e affrontare le sfide globali.

Plinio Innocenzi è Professore ordinario di Scienza e tecnologia dei materiali presso il Dipartimento di Chimica e Farmacia dell’Università di Sassari. è stato Consigliere per la Scienza e Tecnologia presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino dal 2010 al 2018. È membro del comitato scientifico di Mondo Cinese. Nel 2017 ha ricevuto il premio dal ministero della Scienza e Tecnologia cinese per il contributo alla cooperazione scientifica tra Italia e Cina. È visiting professor presso la Beijing University of Chemical Technology e Honorary Professor della Luoyang Normal University. Co-autore del recente libro “Cigni neri su Pechino” pubblicato da Castelvecchi.

L’Università di Sassari, nell’ambito del corso di laurea triennale in Sicurezza e Cooperazione Internazionale organizza un ciclo di incontri, “Focus Cina2021”, dal 4 al 27 maggio, con una serie di approfondimenti su diversi aspetti della Cina contemporanea, proprio nella prospettiva della crisi attuale e dei suoi futuri sviluppi.

Per consultare il programma: www.uniss.it/uniss-comunica/eventi/focus-china-2021

Partiamo dalla sua esperienza in Cina, e dal suo punto di osservazione in qualità di addetto scientifico per l’Italia, come è cambiato il paese in quel periodo soprattutto nello sviluppo scientifico e tecnologico?

L’ascesa della Cina a superpotenza scientifica e tecnologica ha avuto la sua consacrazione proprio a partire dall’arrivo di Xi Jinping al potere. La narrativa di paese in via di sviluppo è stata sostituita da quella di potenza in ascesa in grado di competere in ogni settore della ricerca con i Paesi più industrializzati. La dirigenza cinese ha indubbiamente posto l’innovazione come forza centrale per lo sviluppo economico e sociale del Paese. Il contributo delle imprese private, che hanno trovato un ecosistema favorevole all’innovazione, ha permesso di raggiungere in alcuni settori alla Cina una posizione di leadership a livello globale.

Pechino ha lanciato da pochi mesi il XIV piano quinquennale, quali sono i punti forti di questo piano in materia di ricerca ed innovazione. Oltre alla transizione digitale, possiamo prevedere che il paese effettuerà una reale transizione ecologica e riuscirà a raggiungere gli obiettivi sul clima presi a Parigi?

Il futuro della Cina dipenderà molto dalla sua capacità di conciliare la crescita con il rispetto dell’ambiente. Sarà questa la grande sfida da affrontare che significa anche ripensare profondamento il sistema di produzione dell’energia, la mobilità urbana e l’ammodernamento del sistema produttivo. In parte il programma Made in China 2025, poi caduto in sordina, proponeva delle risposte a questi problemi. Uscire dall’economia del carbone non sarà semplice né indolore ma una necessità anche per essere credibile nei contesti internazionali.

Quali sono i settori nei quali secondo lei, la ricerca e l’innovazione italiana, può in questi prossimi anni giocare la sua parte considerando lo scenario globale?

L’Italia ha il suo punto di forza nella meccanica, anche se il contesto delle piccole e medie imprese che operano nel settore e che occupano una fascia di mercato di tecnologie intermedie non ha probabilmente la dimensione giusta per il mercato cinese. L’industria farmaceutica italiana, unitamente a quella dei semiconduttori possono invece giocare nel prossimo futuro un ruolo di primo piano nello scenario anche globale.

Numerose sono le collaborazioni costruite in questi ultimi 10 anni tra università e centri di ricerca italiani e cinesi, quali sono a suo parere gli elementi di successo per una cooperazione win-win tra due nazioni che hanno pesi diversi ? Cosa consiglierebbe a chi deve intraprendere nuovi scambi e rapporti con istituzioni cinesi?

Il futuro delle relazioni scientifiche e accademiche del post-pandemia è tutto da decifrare anche alla luce delle crescenti tensioni geopolitiche con la Cina. La diplomazia scientifica è lo strumento migliore per tenere aperto il dialogo, conoscersi e affrontare le sfide globali come il cambiamento climatico e le pandemie. Non credo che il mondo potrà fare a meno della Cina nel prossimo futuro e tanto meno isolarla in una logica di confronto da guerra fredda. La stessa Cina dovrà però ritrovare la forza di aprirsi e trovare un terreno di dialogo comune non solo in una logica mercantile ma su una base culturale reciprocamente priva di tentativi egemonici. La diversità arricchisce.