Italia-Cina, la cooperazione continua | Facchinetti (Istituto Galilei- SSSA) I Esistono eccellenti realtà di ricerca sino-italiane su territorio cinese che rappresentano opportunità eccezionali per i giovani ricercatori.

[vc_row][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa è presente a Chongqing dal 2007 dove ha fondato l’Istituto Galileo Galilei che assicura una cooperazione continua con l’Università, in ambito culturale ed accademico ma anche sul lato della cooperazione scientifica e tecnologica. Recentemente ha lanciato il Sino-Italian Innovation Camp con il Distretto Liangjiang New Area per sviluppare progetti accademici e di ricerca comuni orientati al trasferimento tecnologico e alla creazione di imprese innovative.

L’intervista è di Anna Fachinetti, Direttrice dell’Istituto Galileo Galilei di Chongqing, Scuola Supeirore Sant’Anna di Pisa.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/3″][vc_single_image image=”8927″ img_size=”full”][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Come avete superato le difficoltà legate alle restrizioni per l’emergenza Covid-19 nelle attività di scambi accademici dell’Istituto galileo Galilei con l’Università di Chongqing?

L’emergenza è iniziata in un momento in cui l’Università a Chongqing era chiusa per la pausa del Capodanno cinese, di conseguenza non vi erano attività in corso e il numero di professori e studenti all’interno del campus era molto limitato. L’Università si è subito mobilitata per intessere una comunicazione costante con studenti e docenti e implementare le decisioni prese dal governo in materia di prevenzione ed isolamento. Il Galilei si è occupato in particolare degli studenti italiani, alcuni dei quali hanno passato il periodo di quarantena all’interno del campus.

L’inizio del secondo semestre è stato congelato e, complice anche il diffondersi della pandemia sul territorio italiano, tutti i programmi congiunti tra Chongqing University e atenei italiani sono stati posticipati. I collegamenti tra i due paesi non sono ancora stati riattivati, se non in misura molto limitata: chi si trovava a Chongqing quando è iniziata l’emergenza vi è rimasto, mentre chi è rientrato in Italia non è in ancora in grado di tornare.

Tuttavia l’università ha rapidamente introdotto un sistema di didattica online promosso tramite lo slogan del Ministero dell’Istruzione 停课不停学 ting ke bu ting xue: “sospendere le lezioni, ma non sospendere l’apprendimento”. La maggior parte dei docenti sta utilizzando la piattaforma di Tencent QQ per tenere video-lezioni e il medesimo sistema di messaggistica istantanea per condividere documenti in tempo reale. Si tratta di software estremamente pratici che, uniti alla penetrazione delle tecnologie digitali in Cina, hanno permesso a una società così competitiva e dinamica come quella cinese di non perdere un intero semestre di studi e attività, ovunque professori e studenti si trovino nel mondo.

 

In cosa consiste la vostra collaborazione con le istituzioni cinesi nell’ambito del Sino-Italian Innovation Camp e quali sono i risultati attesi?

Si tratta di un progetto che mira alla creazione di un’area sino-italiana per la collaborazione scientifica e tecnologica a Chongqing. La particolarità del progetto è il coinvolgimento di numerose università e realtà italiane, grazie al coordinamento dell’Istituto Galilei e delle partnership costruite negli anni sul territorio.

Le diverse collaborazioni si realizzano in programmi accademici congiunti, scambi di studenti e progetti di ricerca, ma coinvolgono anche spin-off e start-up italiane tramite la realizzazione di workshop in ambiti considerati strategici per lo sviluppo della Municipalità di Chongqing e delle sue aree economiche speciali. La realizzazione di un centro di ricerca congiunto che offra posizioni a ricercatori italiani e cinesi è un altro degli obiettivi del progetto.

Perché oggi consiglierebbe a un giovane ricercatore o ad un giovane startupper di svolgere un periodo di specializzazione in Cina?

La Cina è un paese da cui non si può prescindere parlando di scienza, tecnologia e innovazione e dobbiamo approfittare del rapporto privilegiato che abbiamo in quanto italiani in questi rapporti di collaborazione. Stiamo parlando di una realtà fortemente dinamica e dove i giovani hanno grandi aspettative per il futuro; cosa che purtroppo non si può sempre dire per l’Italia. Gli investimenti di Pechino in ricerca e sviluppo sono mastodontici rispetto ai nostri.

Esistono eccellenti realtà di ricerca sino-italiane su territorio cinese che rappresentano opportunità eccezionali per un giovane ricercatore, e che mettono le basi per e collaborazioni del futuro. Iniziative quali la China-Italy Science, Technology and Innovation Week sono appuntamenti imperdibili per chi cerchi occasioni di dialogo con i propri omologhi cinesi: forniscono occasioni di contatto e quel supporto iniziale essenziale per coloro che si avventurano in Cina per la prima volta.

Il nostro Istituto si prefigge di offrire supporto a tutto il sistema della ricerca italiano anche in questa direzione. Nonostante la barriera culturale e linguistica possa rappresentare un ostacolo – al Galilei si parla cinese – le opportunità sono notevoli. Esistono inoltre associazioni come AAIIC – Associazione Accademici Italiani in Cina – e iniziative come EURAXESS – della Commissione Europea – che offrono occasioni di confronto tra ricercatori italiani ed europei e promuovono programmi e finanziamenti per attività di ricerca congiunte.

Pensa che la cooperazione tra Italia e Cina uscirà rafforzata da questa pandemia che ha toccato ad oggi maggiormente questi due paesi? Perché?

Penso di sì. Pechino ha certamente dato importanza ai gesti di solidarietà e il supporto offerto dall’Italia nel momento più critico; il popolo cinese è sensibile ai gesti di amicizia e ai messaggi di affetto. Allo stesso modo, ora che siamo noi italiani al centro dell’emergenza stiamo ricevendo innumerevoli messaggi di solidarietà da amici e partner cinesi. Lettere di sostegno, email e messaggi su Wechat ci arrivano tutti i giorni numerosi. Nel momento in cui l’Italia ha lanciato un appello alla ricerca di respiratori e dispositivi di protezione individuale, la Cina è stata tra i primi a rispondere. Pensate che un gruppo di ex-studenti che aveva frequentato un Master in Robotica alla Scuola Sant’Anna nel lontano 2006, preoccupato per l’emergenza sanitaria, ha preso contatto con gli allora docenti per offrire il proprio supporto al territorio.

Certamente le attività previste in congiuntura del 50° anniversario delle relazioni diplomatiche dei due paesi, nonché dell’anno della cultura e del turismo Italia-Cina ne risentono, ma come ci ha recentemente detto il Presidente di Chongqing University “un virus è temporaneo, l’amicizia è per sempre”.

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